mercoledì 22 giugno 2016

Giardino immaginario n.2

Ho pensato al retro di una casa monofamiliare,  con uno spazio abbastanza ampio a disposizione in piano esposto a sud-ovest, l'ho voluto impostare come una sorta di stanza all'aperto, un salotto che all'occorrenza potrebbe diventare una zona pranzo, spostando i divani e mettendoci un tavolo e delle panche.
Questo spazio non è solo una quinta da osservare da dentro casa, me è uno spazio da vivere nella bella stagione , immagino che leggere o riposare in questo luogo sia veramente piacevole, anche studiare e fare i compiti, non ultimo attrezzato con tavolo e panche potrà regalare felici momenti conviviali in famiglia e con amici.
L'area così allestita è vicino ad una porta finestra della casa, il passaggio da una all'altro è agevole e comodo.
La stanza all'aperto è protetta da una tettoia in legno, ai lati una siepe, Cotonaster lacteus, protegge e delimita lo spazio, sul lato lungo la quinta è data da una fontana in muratura, uno specchio d'acqua ove galleggiano ninfee e nuotano carpe, un piccolo fiotto d'acqua rallegra con il suo vociare l'aria.
La pavimentazione è in pietra di forma regolare posta a correre, da scegliere tra pietre locali.
La fontana è realizzata in muratura intonacata ed un bordo più alto crea una sorta di quinta oltre la quale spuntano le chiome di piccoli alberelli, potranno essere di  Lagerstroemia indica oppure Prunus pissardii. Sul tipo di piante acquatiche mi farei consigliare da Livia Chiappella del vivaio Menyanthes di Livia Chiappella, Massarosa (LU).
Da questa piazzetta-filtro si entra nel giardino, si osserva l'aiuola di erbacee calibrate sui toni del giallo e dell'arancio, si va verso il boschetto di carpini o faggi  e verso destra si raggiunge la parte dei meli da fiore, Malus red sentinel.








lunedì 20 giugno 2016

Gli aceri di Alessandro Biagioli a Fiorissima, 4 giugno 2016

Il 4 e 5 giugno c'è stata Fiorissima, una mostra florovivaistica che organizzo per un'associazione culturale senza scopo di lucro di vivaisti, Gardening in collina.
Non voglio parlare di questa mostra, per questo se volete esiste un sito internet - www.fiorissima.it -dove potrete trovare informazioni in merito, dico solo che si svolge in Ovada il primo settimana di giugno, piuttosto voglio parlare del mio intervento di sabato 4 giugno scorso, quando ho presentato Alessandro Biagioli nella Serra di villa Schella.

Alessandro non è un botanico, non è un agronomo, è un impresario edile che venti anni fa ha iniziato a piantare alcune varietà di aceri nel suo giardino in  Sabina, frazione borgo Quinzio e da allora non ha più smesso. Attualmente nel suo giardino sono presenti più di 450 aceri, una collezione in continua evoluzione ed ampliamento, una delle collezioni più complete esistenti in Italia.

Giovanna Zerbo presenta Alessandro Biagioli a Fiorissima 2016

Ama gli aceri per le loro foglie, ma poi ha imparato ad apprezzarne la corteccia,   la forma delle foglie, il colore e la dimensione delle samare, le impensabili colorazioni che caratterizzano il foliage autunnale di questi splendidi alberi.

La sua è una conoscenza essenzialmente pratica, empirica, che poi ha approfondito negli anni anche con un notevole bagaglio teorico, questo percorso pratico e teorico nel tempo  ha reso Alessandro Biagioli uno dei massimi esperti di aceri.

Chi non è molto esperto di alberi pensando agli aceri, pensa subito all'acero saccarino o all'acero platanoides nonchè a quello che nell'immaginario collettivo corrisponde all'acero più ricorrente, individuabile genericamente nell'acero giapponese, un alberello non tanto alto dalla chioma tondeggiante e dalle foglie rosse.

A Fiorissima Alessandro ci  ha proposto  alcune varietà un pò diverse dalle solite, varietà che possano acclimatarsi bene nel clima dell'Alto Monferrato.


Gli aceri presentati da Alessandro Biagioli sabato 4 giugno 2016 a Fiorissima

Segue l'elenco degli aceri che Alessandro Biagioli ha presentato a Fiorissima, quelli in grassetto sono quelli che erano materialmente visibili sabato mattina  esposti sul tavolo di villa Schella, gli altri sono quelli che ha solo citato nella sua esposizione.

In questo elenco vi sono quindi aceri inusitati ed insoliti che si acclimateranno bene nel territorio dell'Alto Monferrato, per acquistarli od avere ulteriori informazioni potrete contattare Fabrizio Fessia dell'omonimo vivaio, presente a Fiorissima, specializzato in aceri, acidofile ed ortensie, Regione Rotonda 34, Dorzano (Biella) , www.fessiafabrizio.it, tel 3383721114,
Fabrizio è uno dei principali fornitori di varietà di aceri rari e particolari di Alessandro.

Potrete continuare a seguire Alessandro Biagioli sul suo blog, http://politicacerierockroll.blogspot.it/
sul suo profilo facebook e anche alla web-radio http://www.oltretuttoradio.it/,
al mercoledì  dalle 19,00 alle 20,00 e alla Domenica dalle 10,00 alle 11,00, tiene una rubrica "balconi e giardini" incentrata sul mondo delle piante e dei giardini.

Aceri adatti al Monferrato secondo Alessandro Biagioli


Acer griseum*
Acer pectinatum con i fiori che ricordano la wisteria *
Acer Palmatum Ukigumo
Acer Palmatum Fire Glow
Acer palmatum Dissectum Garnet*
Acer Palmatum Orange Dream
Acer Davidii Rosalie *
Acer linearilobum*
Acer oblongum il sempreverde*
Acer Dissectum Green lace*


Acer griseum*





L'acero grigio, questo acero ha le foglie caduche, la chioma è tondeggiante, le foglie si colorano di rosso in autunno e diventa una pianta molto vistosa, la particolarità è la corteccia che, dopo qualche anno dall'impianto, si sfoglia in sottili lamelle, è  "come se avesse attaccati dei tronchetti di cannella".
 Si sviluppa per quasi 10 mt di altezza, resiste a temperature elevate sotto zero, preferisce posizioni assolate.

Acer Davidii Rosalie*

I rami sono di colore verde foglie un po 'piccole, che virano al giallo in autunno . La pianta resiste alle basse temperature.

I fiori sono di colore giallo, riuniti in spighe della lunghezza variabile da cinque a dieci centimetri, sbocciano in maggio e non sono particolarmente appariscenti

Alto sino a 12-15 metri esposizione pieno sole o leggera ombra







Acer palmatum Dissectum Garnet*



Foglie verdi lunghe e strette che formano una bellissima fontana che diventa tendente al giallo in autunno, è l'acero che nella foto in alto è il primo a sinistra.






Acer linearilobum

È una varietà a crescita lenta ed eretta, e può raggiungere i 3 m di altezza







Acer Dissectum Green lace*

Varietà di acero ornamentale dalla crescita rapida e robusta con la chioma compatta con un effetto a cascata data la forma a pendula.Caratteristico il suo tronco color verde.

Le foglie sottili e divise, hanno nuovi germogli color crema, in primavera sono di un colore verde smeraldo brillante inalterato in estate mentre in autunno la colorazione diventa giallo-oro. Acero che predilige terreni ben drenati ed un esposizione in mezz’ombra.






lunedì 16 maggio 2016

Un piccolo racconto di paesaggio e di vita

Amico paesaggio.
Un tempo abitavo in città, guardavo persone e palazzi.
Capivo l'alternarsi delle stagioni dal cambio degli abiti, cappotti, impermeabili, vestitini di cotone.
Il verde cittadino per me era solo una comparsa.
Due viaggi lunghi stagionali hanno caratterizzato il mio essere bambina e la prima giovinezza, una sorta di transumanza, uno all'inizio dell'estate verso la campagna, l'altro all'inizio dell'autunno verso la città, i miei erano insegnanti.
Ci caricavano in macchina con bagagli impossibili, io e mia sorella eravamo tipo due valigie incastrate in uno spazio minimo vitale, una da un finestrino, l'altra dall'altro.
E via, si partiva.
Ci aspettavano circa 1200 km, un viaggio lungo, non potevo leggere poiché pativo, non c'erano allora cellulari, computerini, monitor ove vedere film, avevo un mangia cassette che mettevo in funzione per ascoltare un pò di musica, ne aveva uno anche mia sorella...infatti poi, dopo qualche battibecco, si preferiva il silenzio.
Così mi voltavo al finestrino ed osservavo, il paesaggio diventava il mio compagno di viaggio.
Ricordo ancora il piacere di incontrare tutti gli anni alcune immagini.
Le ville della Riviera ligure, all'epoca non me ne capivo di stili, ma le trovavo meravigliose, sopratutto a Rapallo cercavo di non perdemene una.
A Livorno percepivo la piacevolezza di una città di mare, la gioia di vivere, ma passavamo veloci.
L'autostrada filava diritta tra dolci colline con paesi arroccati in cima e campi immensi coltivati, casolari sparsi qua e là sfrecciavano via.
Per alcuni anni all'andata una sosta ai cipressi di Bolgheri era dovuta, mio padre ci teneva, poi potè di più il desiderio di arrivare il prima possibile alla sua terra natia e così anche questa tappa svanì.
Del Lazio correndo in autostrada percepivo poco, il nostro incubo era quello di sbagliare al grande raccordo anulare.
Vi era un luogo in Calabria che mi terrorizzava, non ne avevo alcun motivo, forse era il nome Lagonegro ad impressionarmi, mi pareva che ci fossimo solo noi a percorrere quel tratto di autostrada, alte rocce, colori cupi, da lì a poco avrei incontrato il mare.
Si il mare della Calabria, le sue spiagge interminabili con palazzine quasi sulla rena, ci passavamo veloci davanti in macchina, ho ancora negli occhi i tramonti su quel mare che mi struggeva, avevo la mia giovinezza tutta davanti; li avrei voluti fissare in qualche modo quei tramonti, viola, arancioni, indaci, e forse ci sono riuscita, li ho ancora dentro di me.
Sapevo che la Sicilia si stava avvicinando e ciò mi rincuorava.
Attraversare lo Stretto era una gioiosa avventura, vento, sali scendi tra i ponti, l'immancabile arancino; ciò che mi ha sempre colpita è che quando si scendeva a terra l'aria era più calda, era più intensa, era quasi palpabile...forse era solo un'idea.
Da lì a poco si arrivava nella campagna alle pendici dell'Etna, lato opposto al mare, la culla atavica di mio padre: il paesaggio che mi ha accompagnato nei mesi estivi è quello dei campi gialli, stoppie di grano tagliato, macchie di ginestre (ho saputo dopo che è proprio la Genista aetnensis) e dei boschi sino al limitare della Montagna, che lì si innalza nera e maestosa nella sua visuale più ampia ed imponente.
Questi viaggi a distanza di tanti anni li considero una sorta di educazione sentimentale al paesaggio.
Nel tempo ho imparato ad osservare sempre di più.
Adesso abito in campagna.
Il paesaggio è quello del Monferrato, ora osservo il cadenzare delle stagioni, lo riconosco e lo cerco nel mutare della livrea degli alberi, degli arbusti e delle viti che qui abbracciano le colline.
Quando attraverso queste colline con la macchina o a piedi, guardo con attenzione ogni cosa, osservo le piante più ancora di quando da giovane osservavo le persone, cerco di dare un nome ad un cespuglio, ad un albero e, se riconosco una rosa in un giardino, gioisco come aver ritrovato un'amica.

Il paesaggio adesso fa parte di me, mi avvolge, mi commuove, è un quadro vivente cui ho la fortuna di far parte.

martedì 10 maggio 2016

Eureka l'Heuchera!


Eureka! 
Heuchera!





   Erbaio Della Gorra a Masino , maggio 2016
Erbaio della Gorra a Masino, maggio 2016
























Sembrano parole simili, una sorta di allitterazione, una è una pianta perenne sempreverde, l'altro è un verbo greco, prima persona del perfetto indicativo attivo del verbo εὑρίσκω (heurískō = trovo) , quindi ho trovato! Diciamo che per me trovare le Huchere è stata come un'illuminazione, eureka l'Heuchera! Lo devo all'Erbaio della Gorra.

Le vedevo esposte nel loro spazio espositivo e le guardavo, chissà perchè mi davano l'idea di essere delicate, io non ho bisogno di piante delicate, le mie devono essere piante spartane che sappiano essere indipendenti...Una volta ho provato, ne ho presa una e l'ho messa all'ombra pensando che con quelle foglie patisse il sole ma poco dopo stava deperendo, così l'ho spostata al sole, è si è ripresa.

Da allora sta lì, caldo o freddo, imperterrita e sempre a posto, sempre con quel bel cuscino di foglie variegate alla base, che di anno in anno cresce un poco di più, tra maggio e giugno mi regala la sua particolare fioritura su alti ed esili steli si dispongono piccoli capolini colorati, rosa o rossi accesi.

Ne ho preso da poco un'altra sempre dall'Erbaio della Gorra, questa volta con le foglie rosso vinaccia.

Poi ne prenderò una con le foglie arancioni, e poi un'altra ancora...

Per ora le ho in vaso, stanno bene nei vasi,nel senso che anche loro sembrano gradire, se uno avesse uno spazio potrebbe benissimo metterle in piena terra, avrebbe un bordo sempre ben definito e vario nello stesso tempo. Si l'heuchera mi piace proprio.

Le mie Euchere (particolare)

Le mie Euchere in vaso

giovedì 18 febbraio 2016




Un singolo vaso non fa un giardino, tuttavia posto da solo in un cortile assume un suo significato, diventa importante. Basilare è la bellezza del vaso, in questo caso il cotto appoggia su un selciato di ciottoli, il vecchio muro con pietre e mattoni a vista ne diventa una quinta preziosa pur nella sua rusticità.
La pianta è una leggiadra camelia sasanqua bianca, la foto è di pochi giorni fa, vederla fiorita così a febbraio ha un che di miracoloso, quasi commuovente se si pensa che intorno le altre piante sono ancora tutte spoglie.  E' una piccola frase di benvenuto per chi entra in cortile. Il vaso nelle altre stagioni non sarà più fiorito, ma assolverà sempre il suo ruolo dare il benvenuto a chi entra, anche se lo farà in modo più semplice.

lunedì 8 febbraio 2016

Giardino immaginario n.1


Un angolo di un giardino immaginario

Parlavo di giardini reali o immaginari.
Ecco questo è un angolo di un giardino immaginario.
L'ho pensato e progettato come un discorso semplice e chiaro.
Mi piace stare all'ombra dei tigli, alle spalle una quinta ricca ed opulenta di ortensie, iris da un lato e rosmarini dall'altro.
A giugno un profumo misto al ronzio operoso delle api mi accompagna, ma solo per pochi giorni, poi torna il silenzio ed il rumore del vento tra le fronde.
In autunno le foglie  imbiondano il prato, le lascerò lì affinchè proteggano la terra.
Se l'angolo è circondato da un muro, il tutto diventa ancora più intimo e protetto..vorrei proprio essere lì.